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CPIT News

26
Lug 2019

Gino Strada, fondatore di Emergercy, qui a #CPIT3

Siamo al 26 Luglio, #CPIT3 è alla sua penultima giornata ma la più grande esperienza di creatività e innovazione è un flusso continuo di workshop, panel e talk. Oggi, alle ore 18.00, mentre la platea stava prendendo posto, ha fatto il suo ingresso sul palco del Main Stage Gino Strada, medico, fondatore di Emergency.

Emergency nasce nella primavera del 1994 a Milano, con un gruppo di colleghi e amici. È un’associazione che ha offerto cure gratuite a oltre 10 milioni di persone vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà. Dal 1994, ne è direttore esecutivo. Gino Strada ha ricevuti numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il premio Premio Antonio Feltrinelli dell’Accademia Nazionale dei Lincei nel 2003, il PHD in Humane Letters dal Colorado College di Colorado Springs, Colorado, USA, nel 2006, il Right Livelihood Award, il cosiddetto Nobel alternativo, nel 2015 e il Sunhak Peace Prize nel 2017. Con Giangiacomo Feltrinelli Editore, Gino Strada ha pubblicato i libri Pappagalli Verdi, Diario di un chirurgo di guerra (nel 1999) e Buskashì, viaggio dentro la guerra (nel 2002), basati sulla sua esperienza di chirurgo di guerra, che hanno riscosso un grande interesse presso il pubblico italiano e internazionale.

Qui a Campus Party è venuto a raccontarci la sua storia e la storia di una delle associazioni umanitarie più importanti a livello nazionale e internazionale.

Come nasce emergency? È nata da un incontro con i feriti di guerra. 30 anni fa, facendo il mestiere di chirurgo ho scelto di girare con la croce rossa internazionale nelle zone affette dalla guerra,.

Questa cosa mi è rimasta dentro.Sproporzione tra i bisogni e l’aiuto che potevamo dare. Questa cosa mi è rimasta dentro. E così e venuta fuori questa idea. Perché nasce Emergency? Beh perché  sicuramente è meglio farlo che non farlo. Al tempo, ci preoccupavamo di curarle più persone possibili, nel minor tempo a disposizione

Stiamo entrando in una realtà in cui il non senso sta diventando la politica corrente, in cui i diritti umani appartengono agli umani allora perché un cittadino europeo deve essere curato in modo diverso da un cittadino del Sud del Mondo? Ancorare il nostro lavoro al rispetto dei diritti umani per tutti, tutti nel valore sostanziale del parola, è stata una delle nostre sfide più importanti.

Abbiamo affrontato anche la questione della criminalizzazione e dell’immigrazione. Due fattori che disorientano e che ribaltano le prospettive cui eravamo abituati. Ma allora dobbiamo tornare a difendere qualcosa che davamo per assodato?  Oggi, ha dichiarato Gino, si sta perdendo ogni riferimento. L’unico campo in cui non abbiamo fatto progressi è quello etico. Si crede che l’etica sia un suppellettile, un qualcosa di extra. Ma se non c’è etica, l’interconnessione cui tanto aspiriamo non vale nulla.

Siamo rimasti l’ultima specie a far la guerra. Nemmeno gli animali più aggressivi. l’uomo continua a far la guerra, nonostante l’evidenza: La guerra è tutto ciò che può incarnare il male. Non è solo stupida. E crudele, antieconomica, stupida. È una mossa suicida. Se non smettiamo questo omicidio/suicidio andiamo dritti verso la fine

Gli scienziati atomici del bollettino hanno lanciato la loro final call che nasce da due motivi ben precisi:

  1. pericolo di una guerra nucleare che con una militarizzazione crescente diventa probabile;
  2. cambiamenti climatici di un pianeta ce stiamo distruggendo;

Facciamo guerra tra di noi e facciamo guerra al nostro habitat. Che destino abbiamo se non quello di autodistruggersi.

La guerra, ha dichiarato Gino, non possiamo più permettercela, perché chiunque la comincerà, lì arriverà la fine, quella final call di cui parlavamo prima. Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma la quarta si farà con la clava. Ecco, noi siamo in quel periodo lì, il problema è che non ce ne rendiamo conto.

Dobbiamo abituarci a pensare in un modo nuovo, come diceva Einstein. Ovvero pensare in un mondo atomico, in cui non ci sono più i processi. Il tutto è deciso da un click.

Non vogliamo sentire parlare della guerra, eppure la facciamo. quella guerra che i cittadini non voglio sentire, eppure i nostri governanti la fanno. Insomma, non sappiamo tutta la storia di tutto quello che avviene “ai piani alti”.

Perché c’è ancora la guerra? Perché i cittadini non hanno ancora trovato il modo di esprimere la loro opinione. Il problema della guerra non è solo politico, è etico e umanitario. E come si fa a trovare qualcuno che è a favore della guerra? Non è geneticamente comprensibile dall’uomo

Gino Strada ci ha parlato anche delle sue prossime sfide: la creazione dell’ospedale di chirurgia di guerra in Yemen e l’apertura dell’ospedale in Uganda costruito e realizzato da Renzo Piano, il primo paziente potrebbe essere accolto ad Aprile del prossimo anno. Gino lo ha definito come un ospedale efficientissimo, utilissimo e bello. Un aggettivo che ha fatto pensare la platea del Main Stage perché raramente, forse quai mai, possiamo definire “bella” una struttura ospedaliera. Eppure la risposta è venuta dalla voce profonda di Gino Strada:

La bellezza fa parte della cura

Proviamo immaginarci quello che accade nel “Sud del mondo” ma non ci credi, fino a quando non lo vedi. E i giovani potrebbe utilizzare tutti questi strumenti di interconnessione per plasmare l’opinione pubblica. Perché, in fondo, ci siamo tutti stufati di vivere in un mondo in continua competizione e in continuo scontro. Questa non è una speranza, ha detto Gino richiamando il concetto di utopia.

Le utopie sono cose belle, per definizione. C’è un senso di buono, di utile, di bello, Non per forza utopia è qualcosa di non realizzabile. Utopia dell’abolizione della guerra. Come trasformare quel desiderio in un progetto. Dare voce a chi vuole trovare un modo di convivenza che garantisca un futuro per tutti.

Questa è la forma più alta di politica. Qual è la forma dello stare insieme? Il punto di partenza è la nascita di un pensiero nuovo. Perché la guerra non possiamo umanizzarla, la guerra va abolita. Diceva Albert Einstein.


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